“Anime di luce-Perseo”, recensione di Chiara Cianci

 

Autrice: Lina Giudetti

Genere: Romance mitologico

Anno di pubblicazione: 2017

Ebook: € 2,99

 

Se volessi riassumere in un unico concetto Anime di luce-Perseo, lo definirei “un libro dalle molteplici sfaccettature, uno di quelli che vale davvero la pena leggere”.

L’ opera non è semplicemente una rivisitazione del mito di Perseo (spin off della precedente duologia su Atlantide), è molto di più: un intreccio di mitologia, di virtù nobili e cavalleresche, di fantasy e di romanticismo; mira, inoltre, a concretizzare (mediante il modo di agire dei personaggi) quell’ideale di ‘bene che trionfa sul male’ e di giustizia che ogni uomo dovrebbe far proprio. 

Particolare è la sua struttura: il romance, verso le prime pagine, presenta un oracolo (in questo l’autrice rimane fedele al mito originale) che riguarda il protagonista, profezia che sembrerà perdersi nel corso della storia per poi risuonare come un’eco proprio al termine del racconto: il nonno di Perseo, Acrisio (sovrano di Argo), sarebbe stato ucciso per mano del proprio nipote, il quale avrebbe ristabilito le sorti del regno. Fu proprio a causa di questa predizione che Acrisio, preso dal timore di un’imminente disgrazia, gettò in mare, senza pietà e scrupolo di coscienza, sua figlia Danae e il pargolo Perseo, con la speranza di poter cambiare il proprio destino prima ancora che quest’ultimo potesse compiersi.

L’intera vicenda si incentra su Perseo, che possiamo definire il protagonista principale; l’abilità dell’autrice sta proprio in questo: ‘far sì che che il personaggio cresca e maturi interiormente nel corso dell’opera’, dando al lettore la sensazione di aver trovato un ‘nuovo amico’ del quale, ormai, si conosce bene il carattere e i suoi princìpi; l’introspezione psicologica è, quindi, la forza motrice che spinge a ‘voler continuare la lettura’.

Perseo nacque da una fusione di energie fra Zeus e Danae e condusse la propria infanzia a Serifo (l’isola sulla quale giunse dopo esser stato gettato in mare) come un uomo qualunque fino all’età di 16 anni, vivendo assieme alla madre Danae (con un padre conosciuto solo per sentito dire) e trattato come un figlio da Ditti (fratello del re Polidette, sovrano dell’isola); questi anni di ‘normalità’ han fatto sì che Perseo crescesse con forza, sacrificio ed umiltà, qualità delle quali era secondo solo a Zeus. Successivamente, grazie all’incontro con Hermes (suo fratello), conobbe la verità circa le proprie origini, una realtà che lo scombussolò e che lo portò persino a non accettarla all’inizio, preso dallo smarrimento e dal rancore per aver vissuto tanti anni senza l’altra figura genitoriale (che credeva morta in un naufragio). Dopo aver constatato i suoi limiti di fronte all’invasione dei Kaskas (i quali avevano attaccato Serifo) e riconosciuta la sua scarsa abilità di combattimento, capì che per difendere il bene e l’incolumità dei propri cari avrebbe dovuto fare molto di più: questa consapevolezza lo porterà ad arruolarsi nell’esercito di sua sorella Atena, accettando la proposta di Zeus circa lo stabilirsi temporaneamente ad Atlantide, ove dimoravano gli Dei.

In questa prima parte del libro si nota, oltre a delle piacevoli innovazioni tematiche, la bravura dell’autrice nel rimodernare queste affascinanti figure mitologiche; troviamo anzitutto l’elemento fantastico: gli Dei o ‘figli della luce’, provenienti da una dimensione superiore, si stabilirono ad Atlantide (precisamente sul monte Atlas) per meglio vegliare dell’umanità, che, ciclicamente, finiva per commettere sempre gli stessi errori (uno dei quali la smania di potere e di dominio a scapito dei più deboli e il mal utilizzo del proprio progresso tecnologico, finalizzato per lo più per soggiogare il prossimo), sono dotati di un potere speciale chiamato Ytolan (nome col quale viene indicato il potere della mente nel creare le cose circostanti) e si avvalgono anche della propria potenza psichica per la procreazione (basti pensare al concepimento di Perseo, generato in maniera verginale mediante l’etere); di non minore importanza è l’introduzione di componenti che tendono al fantascientifico, come la presenza di navicelle spaziali che gli Dei utilizzavano per spostarsi da un luogo all’altro. Un altro interessante esempio di ‘risvolto fantasy’ lo troviamo nel personaggio della Gorgona Medusa: se nel mito originale Perseo dovette affrontarla per consegnare la sua testa al re Polidette come ‘dono nuziale’, in questo libro l’affrontò (sotto direttiva di Atena) perché rappresentava un pericolo per il pianeta; catturata da Meruviani (abitanti della Meruvia, un’isola di Atlantide) durante uno scontro con questi ultimi, ella venne sottoposta ad alcuni esperimenti scientifici nel Tempio della magia, tramutandosi in un essere metà donna e metà serpente. Inoltre, a causa di un maleficio avvenuto dutante la metamorfosi, possedeva una capigliatura completamente composta da aspidi e sviluppò il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo: insomma, una Medusa dai trascorsi più moderni rispetto all’originale (dove la sua trasformazione avvenne, invece, per mano della stessa Atena, una volta venuta a scoprire che la Gorgone aveva fatto l’amore con Poseidone nel suo tempio).

Oltre alle molteplici missioni, ove Perseo si distinse per le sue abilità di combattente e per la sua bontà verso chi (in particolare fra i membri dell’esercito) lo calunniava e perseguitava per gelosia, si interseca anche l’elemento sentimentale: l’innamoramento fra quest’ultimo e la bellissima proncipessa Andromeda.

Figlia dei sovrani di Joppa, Cefeo e Cassiopea, Andromeda era conosciuta maggiormente per la sua immensa bellezza ereditata dalla madre (che però peccava di vanità e, pertanto, detestava le Nereidi, ninfe del Mare, anch’esse molto avvenenti). Nel mito originale questa beltà, così vantata con superbia da Cassiopea, fu motivo dell’ira di Amfitrite (ninfa del Mare) che volle vendicarsi chiedendo asilo al marito Poseidone, il quale scatenò il mostro Tiamat contro Joppa; in Anime di luce, invece, questa situazione diventò la causa di un conflitto armato: i due regnanti di Joppa, accecati dalla sete di dominio, erano in guerra con Atlantide, avendo, dapprima, perseguitato e ferito molte ninfe del Mare; con grande sgomento, però, si resero conto troppo tardi della loro inferiorità bellica e l’unico modo per salvare il regno fu accettare il compromesso di una profezia: sacrificare la propria figlia legandola nuda ad una roccia in mezzo al mare (in questo punto l’autrice rimane fedele all’originale). Quello che, però, sembrava essere un segno di ingiustizia divina verso un’innocente, si trasformò in un ‘amore a prima vista’ fra l’aggraziata e pudica Andromeda e l’impavido Perseo, il quale non vide nella sua nudità un semplice desiderio sessuale, bensì la voglia di salvare e proteggere quella creatura così vulnerabile.

Persino i cuori più induriti si scioglierebbero di fronte a questa seconda parte del libro; l’autrice ha delineato con accuratezza cosa si scateni nel nostro intimo una volta riconosciuto il vero amore: la confusione, lo smarrimento di fronte a certi comportamenti inspiegabili, l’ansiosa attesa di rivedere l’amato anche solo per un istante sino a giungere all’atto estremo del sacrificio, pur di proteggere e veder felice chi si ama davvero.

Alla luce di quanto detto, non si può classificare questo libro semplicemente come un romanzo rosa, né solo come un mitologico e nemmeno come mero fantasy: sarebbe più corretto definirlo ‘un confluire di generi che trovano significato e pienezza proprio nella loro interazione’.

“Perseo senza avvedersene se ne infiammò,    rapito dal fascino che quella stupenda visione emanava […] <<No, tu non meriti queste catene, ma solo quelle che stringono nel desiderio gli amanti>>”.  [Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi, libro IV.]

[…] e solo quando fu più vicino alla roccia Perseo si accorse della presenza della bella ed eterea Andromeda. […] I loro sguardi finalmente si incontrarono e rimasero a lungo fissi l’uno sull’altro”.[L. Giudetti, Anime di luce-Perseo, pp. 140-146.]

Chiara Cianci 


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